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Sono troppi i programmi di cucina in televisione?

Sono troppi i programmi di cucina in televisione?

Vi è mai capitato di fare “zapping” e di trovarvi letteralmente circondato da programmi televisivi in cui si cucina? A me è successo andando alla ricerca di qualcosa di interessante da seguire in attesa del pranzo o della cena.

Si, perché gli orari preferiti da queste trasmissioni sono dalle 12.00 alle 14.00 e la sera dalle 19.00 alle 20.00 e, per chi non gli basta ancora, può chiudere la giornata con un reality in cui improbabili chef, ma sicuramente volenterosi concorrenti, si sfidano a colpi di padella.

Alcuni anni fa sarebbe sembrato strano che persone appassionate di cucina si potessero prestare a essere maltrattate in TV per le loro scarse capacità culinarie… ma poi sono davvero così scarse?

Io sto con Carlo Petrini, che in un’intervista apparsa su Repubblica.it, parlando dei conduttori della trasmissione di SKY Masterchef dice “sono tutta brava gente, intelligente e di cuore, ma quando vanno in onda si trasformano per fare sta maledetta audience”.

Sottoporsi al giudizio di uno Chef rinomato per un neofita è sicuramente un’emozione, senza parlare poi delle sue congratulazioni… meno se viene maltrattato di fronte ai tantissimi spettatori che seguono la trasmissione.

Credo che ognuno di questi concorrenti vada rispettato perché mette il suo cuore in ciò che fa ed è già difficile farlo in TV, sottoponendosi al giudizio di esperti di riconosciuto calibro internazionale. Senza contare il fatto che ognuno di loro svolge spesso un’altra professione, e coltiva il sogno di far diventare la sua passione un lavoro. A mio parere, il Master deve giudicare il talento e la preparazione professionale di ognuno, premiando il migliore, ma senza dimenticare che dietro “il grembiule” c’è una persona.

Ma vorrei lasciare da parte Masterchef per sottolineare un fenomeno che forse in tempi brevi avrà una inversione di tendenza.

Come sottolineavo all’inizio, ogni canale ha il suo programma di cucina, in cui si insegna e spesso si giudica l’apprendista cuoco, portando alla ribalta, sulla scia di trasmissioni TV di oltre oceano, anche dei baby chef.

Aggiungo che spesso, in mancanza dell’esperto blasonato, si tirano in ballo pseudo intenditori dell’arte culinaria come attori, cantanti, giornalisti, blogger e via dicendo… ma una volta non si diceva “che il troppo stroppia?” E’ vero che questi programmi hanno dato un forte risalto alla buona cucina e c’è stato in questi ultimi anni un boom di iscrizioni alle scuole alberghiere, ma credo che arriverà il momento in cui il telespettatore smetterà di seguire questi format perché stufo e cercherà un altro tipo di intrattenimento.

Forse è meglio cimentarsi ai fornelli che seguire gli altri che cercano di farlo, o uscire una sera incontrando il ristoratore che forse è poco conosciuto dalla massa dei tele utenti, ma dagli estimatori del buon cibo si… e che soprattutto ha un aspetto umile e umano.

Le migliori emozioni a tavola le ho provate quando, al termine di una pur semplice cena il cuoco, che spesso è anche il proprietario del locale, si è seduto al mio tavolo e, tra una battuta e una risata e soprattutto un buon vino, si è parlato anche di cucina, ma soprattutto della genuinità dei cibi e di un mercato che va sempre più ad appiattirsi uniformandosi ai voleri delle multinazionali.

Prima di chiudere una riflessione su un altro fenomeno che impazza in TV… le cosiddette “Cucine da incubo”.

Non so voi, ma io non vorrei diventare co-protagonista in una trasmissione televisiva in cui si dimostra su come tengo il frigo sporco, su come “viaggiano indisturbati” scarafaggi e blatte nel mio magazzino o come le scorte dei cibi sono ormai andate in putrefazione, oltre al fatto che non so gestire il mio locale sia amministrativamente che umanamente.

Ma in una sola settimana risolvo tutto: basta l’intervento di uno Chef internazionale (sicuramente bravissimo non c’è alcun dubbio) che come per incanto con la sua bacchetta magica risolve tutto e da quel momento in poi i miei problemi spariscono e comincio a fare soldi. Non traggo alcuna conclusione, anche se pare che dopo la trasmissione in quei locali non si trovi più posto a un tavolo, almeno per qualche tempo, se non prenotando con molto anticipo.

Giulio Andreotti, noto politico romano scomparso alcuni anni fa, amava dire “a pensare male degli altri è sbagliato… ma spesso ci si azzecca.

Ennio Baccianella

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